L’associazione

Beyond Lampedusa è la Onlus fondata da Clementina Cordero di Montezemolo nel 2017 per ampliare le opportunità educative dei minori in difficoltà con particolare riguardo all’integrazione ed interazione dei minori stranieri che arrivano in Italia non accompagnati (MSNA), per andare oltre l’emergenza, promuovendo nuove forme di inclusione sociale.

 

Clementina Cordero di Montezemolo, Presidente

Sono psicoterapeuta infantile. Ho passato qualche giorno a Lampedusa nel 2017. Ho assistito ad uno sbarco e dopo questa esperienza ho deciso di fare qualcosa per i bambini che arrivano in Sicilia dopo aver attraversato torture e tragedie, ma che continuano ad avere gli occhi pieni di luce e di speranza. Arrivano da soli, per scelta della famiglia o perché hanno perso i genitori nel lungo viaggio e oggi 1800 di questi minori che si trovano in Sicilia hanno meno di 15 anni. Vengono accolti molto bene, ma poi si ritrovano  nei centri di accoglienza deve le cure sanitarie e il cibo non mancano ma manca tutto il resto.

Francesco Bongiorno, Vice Presidente

Sono un esperto internazionale di politiche d’immigrazione sanitarie, da anni coordinatore del piano di contingenza sanitario regionale migranti dell’Assessorato Regionale della Salute Regione Sicilia. Il focus del mio lavoro riguarda i MSNA. In particolare, ritengo che il sistema di prima e seconda accoglienza debba essere integrato con dei percorsi di affido individuali per ogni MSNA. Una sfida non semplice, che mi ha portato a collaborare con l’associazione al fine di creare una rete di affido regionale/nazionale, affinché ogni ragazzo possa dare seguito concreto alle sue aspettative di vita.

Legale Rappresentante/ Presidente: Clementina Cordero di Montezemolo

Vice Presidente: Francesco Bongiorno

Consiglio direttivo: Francesco Bongiorno, Clementina Cordero di Montezemolo, Laura de Leonardis, Bardo Tarantelli.

 

I Minori Stranieri Non Accompagnati, chi sono e perché dobbiamo aiutarli

Bambini e ragazzi che fuggono da guerre, persecuzioni, che non vogliono o non possono tornare nel loro paese perché hanno paura di essere uccisi, che qualcuno possa fargli del male, paura di essere costretti a fare qualcosa contro la loro volontà,

Bambini e ragazzi che partono soli, non sempre coinvolgendo in questa scelta i propri familiari, soprattutto se hanno fratelli più piccoli o se la madre è vedova, sentono forte la responsabilità di dover provvedere al mantenimento dell’intera famiglia,

Bambini e ragazzi che vengono strappati dalla propria famiglia dai trafficanti di uomini per chiedere ingenti riscatti, e che, dopo un tremendo viaggio si ritrovano in Italia già indebitati,

Bambini e ragazzi che perdono la propria famiglia o i loro compagni durante il viaggio.

Quando riescono a “sfuggire al viaggio attraverso l’Africa”, e sopravvivere alla prigionia in Sudan e in Libia, alle torture ed alle violenze, ai mesi in carcere da cui possono essere liberati solo a fronte di pagamento o andando a lavorare in condizioni di schiavitù resta da affrontare il mare per arrivare in Europa, rischiando ancora una volta la propria vita.

Questi bambini e ragazzi, partiti volontariamente o no, per motivi umanitari od economici vivono una frattura del proprio io difficile, se non impossibile da ricucire, si confrontano contemporaneamente con la gioia di essere vivi e la morte che hanno toccato e visto con i propri occhi. Con il sogno di una nuova vita e con la disperazione di affrontare la perdita di chi non ce l’ha fatta.

Sono questi i Minori Stranieri non Accompagnati, MSNA, una sigla che nasconde storie drammatiche e di speranza a cui noi, in Italia, DOBBIAMO dare una possibilità.

 

Un pensiero in più…

“Credo che una delle chiavi fondamentali per poter affrontare il tema dei migranti sia quello del loro inserimento nel tessuto sociale.

Se non c’è integrazione, che deve passare attraverso il lavoro come per qualunque altra persona, ci sarà sempre diffidenza e paura da parte dei residenti e dall’altra parte il senso di non appartenenza da parte dei migranti, che può sfociare nel non rispetto delle regole.

Ora nelle nostre città assistiamo proprio a questo: migranti lasciati a sopravvivere in luoghi marginali, con il risultato che le tensioni sociali aumentano pericolosamente.

La mia proposta è molto semplice e mira a mettere in contatto la richiesta di lavoratori con vari livelli di specializzazione, richiesta che esiste molto più di quanto si creda nella società italiana, con l’offerta rappresentata dai migranti che arrivano in Italia in cerca di un futuro.

Il modo per far incontrare questa domanda e questa offerta è nel chiedere al migrante al momento dell’arrivo in Italia il tipo di lavoro che sa svolgere e creare quindi un database continuamente aggiornato su queste professionalità che sono disponibili ma non si conoscono.

A questo punto i dati relativi alle capacità professionali dei migranti dovrebbe essere reso disponibile a tutti quanti stanno cercando lavoratori con queste caratteristiche in modo da poter offrire un lavoro e quindi un futuro a queste persone e nello stesso tempo fornire lavoratori in un mercato del lavoro che è in certi settori fatica a trovare candidati disponibili.”